La bellezza dell' imperfezione: lo stile wabi sabi

(In foto, tonnara di Scopello – Sicilia)
La parola wabi sabi è composta da due termini giapponesi distinti.
Wabi rappresenta la semplicità, l’austerità e la tranquillità. E’ la bellezza che si trova nelle cose modeste e nella natura incontaminata . Sabi è invece la bellezza che deriva dall’usura del tempo e dall’esperienza.
La bellezza autentica dell’ imperfezione
Nell’estetica tradizionale giapponese, wabi sabi è una visione del mondo incentrata sull’accettazione della caducità e dell’imperfezione. Niente permane immutato per sempre, nulla di ciò che fa parte dell’ambito del reale è perfetto.

(In foto, interno di Axel Vervoordt)
In un’epoca dominata dall’omogeneità e dalla ricerca ossessiva della perfezione, il wabi-sabi ci invita a riflettere sulla bellezza autentica che risiede nell’imperfezione e nella transitorietà delle cose.
È un invito a contemplare la bellezza delle cose semplici e degli elementi naturali, che ci ricordano l’essenza stessa della vita.
Esploriamo insieme il potenziale che sta dentro questa estetica dell’imperfezione per architettura ed interior design.

(In foto, casa Talia – Modica)
La bellezza intrinseca nella patina che il tempo imprime sulla materia
Un intonaco non tirato alla perfezione, una stratificazione di tinteggiature in parte erose dal tempo, una superficie non lineare. Siamo circondati di scenari quotidiani, domestici e non, in cui la diversità e a volte il non finito raccontano una storia e diventano parte integrante di una bellezza meravigliosa proprio perchè autentica. Cicatrici nel legno, crepe nella ceramica, segni di usura sui mobili sono considerati non solo accettabili, ma preziosi, poiché aggiungono profondità, carattere e autenticità agli spazi.

(In foto, interno di Axel Vervoordt)
Il Wabi sabi in edilizia si manifesta attraverso l’utilizzo di materiali naturali, forme essenziali e una palette cromatica che evoca la natura. Gli ambienti sono caratterizzati da una sensazione di tranquillità e armonia, anche mediante elementi che portano dentro di sé una storia e una patina di usura che aggiunge profondità e carattere allo spazio.
I materiali del tipo legno, pietra, ceramica, tessuti grezzi e opachi, sono spesso lasciati al naturale o trattati in modo da esaltarne la bellezza intrinseca e la texture tattile.

(In foto, tonnara di Scopello – Sicilia)
Funzionalità e praticità coesistono con eleganza e senso estetico
La palette cromatica, sobria e neutra, è prevalentemente ispirata ai colori della natura come tonalità di terra, grigi, verdi e bianchi sporcati. Questi colori creano una sensazione di calma e connessione con l’ambiente circostante, contribuendo a creare un’atmosfera di serenità ed equilibrio.

(In foto, Sextantio – Santo Stefano di Sessanio)
Le forme e le linee sono semplici ed essenziali, privilegiando la funzionalità e la praticità senza sacrificare l’eleganza e l’estetica. Gli spazi sono arredati con pochi oggetti selezionati con cura, ognuno dei quali ha una storia da raccontare e aggiunge valore alla composizione complessiva.
All’interno della filosofia wabi sabi riveste un’importanza fondamentale anche il concetto di spazio ‘in negativo’, di vuoto come contraltare al pieno. Si preferisce spesso per una disposizione degli elementi che lasci ampio respiro agli ambienti e possa creare una sensazione di apertura e libertà, in cui il vuoto diventa spazio privilegiato per la libera espressione di sé.

(In foto, interno di Axel Vervoordt)
Axel Vervoordt ed il suo libro Spirito Wabi
Non si può parlare di interior design wabi sabi senza menzionare Axel Vervoordt. L’antiquario e interior designer belga, dopo aver stabilito la sua base in un vecchio castello belga, nel corso degli anni ha sviluppato e condiviso nelle sue opere (materia e letteratura) un senso della bellezza del tutto singolare ed uno stile armonioso e inconfondibile. Colori terrosi, materiali naturali e oggetti umili per quanto raffinati si mescolano a creare ciò che lui stesso ha definito “vivere in armonia”.

(In foto, interno di Axel Vervoordt)